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3 CDL recensioni da
libri ed enciclopedie
Questo libro esamina
l'aspetto musicale, politico e sociale, di quel fenomeno ormai di massa
che, anche in Italia, è costituito dalla "musica progressiva",
idealmente divisa fra musica pop, politica, folk e jazz. Ad una breve
analisi di ciascuno di questi settori, seguono schede biografico-musicali
dei rispettivi protagonisti (...) Una panoramica vasta ed esauriente,
che va dalle "vecchie glorie" (Dik Dik, Delirium, Equipe 84,
Orme, New Trolls, Ricky Gianco, ecc.), agli anni settanta (Area, Banco
Mutuo Soccorso, Edoardo ed Eugenio Bennato, Branduardi, Canzoniere del
Lazio, Dalla, De Andrè, De Gregori, Finardi, Gaber, Guccini, Lolli,
Nuova Compagnia di Canto Popolare, PFM, Sorrenti, Vecchioni, Venditti,
ecc.), ai "politici" (Della Mea, Marini, Pietrangeli, Manfredi,
Stormy Six, ecc.), ai jazzisti (Centazzo, DePiscopo, Gaslini, Liguori,
Mazzon, Scascitelli, ecc.) (...) Ne risulta una guida musicale molto attuale,
piacevole da leggere e utile da consultare...
Dizionario della musica
pop dall'Allman Brothers Band a Frank Zappa. 1981 Da Presley a Bowie,
dai Beatles a Dire Straits, l'analisi autorevole e la discografia di 1300
personaggi che hanno fatto la musica giovane. A cura di Giancarlo Zucchet. 1986 Canzoniere del Lazio
: gruppo italiano nato nei primi anni settanta con una formazione aperta
a frequenti collaborazioni con altri musicisti (...) Il Canzoniere del
Lazio, dopo un esordio orientato al folk più tradizionale, si è
pian piano spostato al rock : esemplare, in questo senso, "Miradas",
LP che vedeva la partecipazione della cantante sarda Clara Murtas, del
percussionista Marcello Vento (ex Albero Motore), e del noto jazzista
Maurizio Giammarco. Allo scioglimento del gruppo, Minieri ha formato i
"Carnascialia" (v.), Siliotto (v.) ha intrapreso la carriera
solista, mentre Brega e Giannattasio si sono uniti ad Andrea Piazza ed
hanno formato i "Malvasia" (v.)... ((segue discografia)). 1990 ((voce CdL: A.Sparagna)). Canzoniere del Lazio : nato nella primavera del 1972 a Roma come collettivo di ricerca e riproposta della musica popolare laziale, intorno alla metà degli anni settanta emerge come una delle realtà giovanili più interessanti del panorama musicale italiano per il modo originale con cui elabora e "reinventa" le forme tipiche della musica tradizionale, fondendole con nuove sonorità e modelli esecutivi. Nella fase iniziale di attività del gruppo (...) la ricerca si focalizza sia su forme musicali arcaiche come quelle dei canti "a lungo", eseguiti con l'accompagnamento strumentale di zampogne, organetti e tamburelli, sia su forme più moderne (il vasto repertorio di canti sociali e politici legati alle lotte contadine, che spesso prevedono l'utilizzazione delle tecniche tipiche della parodia, utilizzata come espediente melodico. Il frutto di questo lavoro confluisce in "Quando nascesti tune", disco caratterizzato dalla correttezza fililogica con cui viene interpretato il repertorio tradizionale laziale e che viene accolto con grande interesse dalla critica e dal pubblico. L'uscita nel mercato del disco del Canzoniere del Lazio avviene in un periodo particolare, caratterizzato dalla presenza di una ricca e articolata discussione (in atto soprattutto negli ambienti culturali legati alla sinistra), sulla riutilizzazione della musica popolare al di fuori dei contesti di originaria appartenenza. Fino ad allora le posizioni espresse dal revival avevano privilegiato essenzialmente la riproposta rigorosa e scientifica delle forme e degli stili esecutivi tradizionali : i motivi erano dettati principalmente dall'esigenza di diffondere un repertorio completamente sconosciuto e dal bisogno di denunciare situazioni politiche di sfruttamento (...) A differenza della generazione precedente, il movimento politico giovanile dei primi anni settanta ( di cui il Canzoniere del Lazio è l'espressione) si accosta alla musica popolare e ne viene fortemente attratto perchè per primo scopre l'eccezionale potere aggregativo che questa musica riesce a trasmettere. Con la sua relativamente semplice struttura, costituita da ritmi iterativi e da melodie gioiose, la musica popolare costituisce per molti giovani di quel periodo un mezzo efficace per riuscire a costruire occasioni di incontri pubblici, festivi, politici. Questo tipo di appropriazione, fortemente ideologizzata,che tende talvolta a snaturare i contenuti musicali originali, crea all'interno del dibattito sull'uso del folklore delle posizioni contrastanti rispetto a quelle sviluppatesi precedentemente. Il Canzoniere del Lazio vive questa contraddizione in modo radicale e subito dopo aver ultimato "Quando nascesti tune", si lancia in un nuovo ed ambizioso progetto musicale a cui prendono parte ((oltre a Siliotto,Brega,Giannattasio)) anche altri musicisti fra cui Piero Avallone ((Giorgio Vivaldi)), Luigi Cinque, Gianni Nebbiosi, Pasquale Minieri. L'obiettivo è quello di costruire una nuova musica, che affondi le sue origini nella tradizione popolare ma che sia espressione di nuovi bisogni tipici della cultura giovanile metropolitana, la cosiddetta cultura del "proletariato giovanile". Da questa ipotesi nasce "Lassa stà la me creatura", un disco essenziale per la storia della canzone popolare in Italia, dove per la prima volta strumenti tradizionali come l'organetto suonano accanto a chitarre elettriche e batterie, dove temi di arie popolari con impianti scalari di tipo modale vengono a costituire le basi strutturali su cui improvvisare, in una ricerca continua di nuove sonorità e formule melodiche innovative. I musicisti del Canzoniere del Lazio sperimentano così per primi in Italia la commistione di generi musicali diversi, attratti dal tentativo di produrre una musica senza steccati, dove moduli espressivi tipici del rock o del jazz convivono accanto ai temi e alle forme tipiche della melodia popolare (...) Si tratta però di un disco che, proprio a causa delle forti spinte innovative che lo hanno determinato, non sempre corrisponde pienamente agli obiettivi che il gruppo si è prefissato. La musica del Canzoniere è affascinante, ma talvolta non riesce a tradurre in modo convincente questo forte bisogno di commistione e sintesi musicale che ha determinato il distacco del gruppo dalle ipotesi teoriche del folk revival (...) Un anno dopo, nel 1975, esce "Spirito bono", forse il lavoro che meglio concretizza le idee musicali del gruppo e che mette in evidenza l'originalità della musica e dei suoi arrangiamenti, costruita in modo rapsodico, utilizzando alcuni temi della tradizione popolare sarda. "Spirito bono" porta al gruppo una notevole popolarità all'interno del movimento giovanile di quegli anni e gli fa assumere un ruolo guida all'interno del nostro panorama musicale. Il successo, forse, non facilita la vita al gruppo che perde progressivamente alcuni componenti importanti come Giannattasio, Cinque e Brega (...) La crisi di idee e di consensi avvenuta verso la fine degli anni settanta, scuote tutto il movimento del folk revival, ed in particalare i membri del Canzoniere del Lazio. Le produzioni di quegli anni ("Miradas" 1977 e "Morra" 1978) non riescono più a suscitare tante emozioni e interesse così come era avvenuto negli anni passati, ed il gruppo (che della prima formazione conserva solo Carlo Silotto), di lì a poco si sciolse (...) Ancora oggi, a distanza di anni, la musica del Canzoniere suscita grande interesse e questo grazie all'originalità del suo discorso musicale. Un gruppo che forse si è sciolto troppo presto e che non è riuscito così a sviluppare in modo completo tutti i progetti ambiziosi che si era prefissato... ((voce Carnascialia: Emiliano Licastro)). Carnascialia : gruppo che prende il nome da antiche feste pagane, antenate dell'attuale Carnevale. Si formò nel 1978 in seguito allo scioglimento del Canzoniere del Lazio, per iniziativa di due dei suoi componenti. Questa formazione "aperta" incise un unico album, con lo stesso nome, in cui Pasquale Minieri e Giorgio Vivaldi si avvalsero della collaborazione di personaggi come Demetrio Stratos, Mauro Pagani, Walter Calloni, oltre che dei musicisti che avevano suonato in passato con il Canzoniere del Lazio. Il risultato fu quello di una musica di "fusione mediterranea" basata sulla tradizione di questa area geografica, elaborata attraverso le forme del linguaggio jazz e rock. I testi presentano inflessioni regionali. Dopo una tournèe, la formazione si sciolse definitivamente alla fine del 1979.
Canzoniere del Lazio : con la pubblicazione di "Quando nascesti tune" (1973), il Canzoniere del Lazio mette in luce la ricchezza della cultura operaia e contadina della regione capitolina, apportando un valido contributo alla ricerca sul folklore mediterraneo. Il materiale proposto dall'album matura con la partecipazione a numerose rassegne, spettacoli collettivi e Festival dell'Unità, spesse volte al fianco del Nuovo Canzoniere Italiano. Nell'inverno del 1973 il Canzoniere del Lazio aderisce allo spettacolo "Fare Musica" che lo vede insieme a Giovanna Marini, Elena Morandi e al gruppo di Gianni Nebbiosi. Da quella esperienza collettiva nasce l'esigenza di un rinnovamento musicale, già evidente in "Lassa stà la me creatura" (1974), album arricchito dalla presenza nel gruppo di nuovi musicisti dell'area romana, tra i quali ancora Gianni Nebbiosi, al sassofono, un personaggio identificabile nell'area della canzone politica (che pubblica da solista "Mentre la gente se crede che vola", ed un disco di sole voci con il gruppo di Prima Materia). In "Lassa stà..." la musica assume connotati jazzistici, blues, rock ed il repertorio del Canzoniere allarga i propri confini andando a toccare il patrimonio musicale di altre regioni (Puglia, Campania, Sardegna). Gli strumenti popolari si affiancano a quelli elettrici, in una sorta di evoluzione stilistica comune ad altre formazioni del folk anglosassone, e dal vivo il gruppo riceve ampi consensi, come in occasione delle tre edizioni della Festa di Re Nudo al Parco Lambro di Milano (un estratto "Tarantella dei baraccati" finisce su "Parco Lambro live 1976"). Il chitarrista country Peter Kaukonen partecipa poi alla realizzazione di "Spirito bono" (1976) che contiene tre brani della tradizione musicale laziale e uno ispirato alla Sardegna. Si parla anche di un album dal vivo che però non viene realizzato. Il Canzoniere riscuote ulteriori riconoscimenti in Germania e Africa con un numero cospicuo di concerti e una formazione sempre più aperta a nuove collaborazioni, con Carlo Siliotto unico superstite del gruppo originario. Influenze africane affiorano anche nella realizzazione di "Miradas" (1977), prodotto da Paolo Tofani, con "Glorias" (ballata che ricorda le feste popolari della Sardegna), e "Nu gatto come nu lione" (di derivazione siciliana). "Morra" (1978) esce un anno dopo la ultimazione in studio e contiene tre lunghi brani tra cui "Tarantellone", che occupa un'intera facciata e mette in rilievo il potenziale dei singoli musicisti, capaci di esprimersi in gruppo senza eccessi di protagonismo. Negli ultimi due lavori Marcello Vento (ex Albero Motore) subentra a Piero Avallone. "Morra" è l'ultimo lavoro discografico del Canzoniere del Lazio, ma la vicenda ha ancora altri sviluppi per iniziativa dei vari musicisti che sono passati in formazione (...) Giannattasio e Brega, componenti del nucleo originario del Canzoniere, formano nel 1978 un trio con Andrea Piazza (fisarmonica e zampogna), proveniente dai Tarantolati di Tricarico e già collaboratore alla realizzazione di "Lassa stà..." (come solista Piazza pubblica "Tirtananga", 1989, con brani strumentali per arpa). Il trio Brega, Giannattasio, Piazza assume poi il nome di "Malvasia" ampliando la formazione con Marcello e Massimo Pastorello, per pubblicare un album omonimo nel 1979, che resta confinato nell'ambito di certo folk-rock e utilizza strumenti come l'arpa celtica, la ghironda e la cornamusa irlandese. Da parte loro Pasquale Minieri e Giorgio Vivaldi, esaurita l'esperienza col Canzoniere, danno vita al gruppo "Carnascialia", una continuazione della ricerca sonora mediterranea, che ospita numerosi musicisti di nome (Demetrio Stratos, Mauro Pagani, Carlo Siliotto, Clara Murtas, Maurizio Giammarco, Piero Brega) (...) L'album "Carnascialia" (1979) riunisce frammenti sonori di varia provenienza e consente alla band di raggiungere sorprendenti risultati anche sul palco, dove spesso sono raggiunti da Ares Tavolazzi e Giulio Capiozzo degli Area. Anche i Carnascialia partecipano al concerto per Demetrio Stratos e contribuiscono con un brano a "Il Concerto" (1979), documento sonoro di quella emozionante serata. Nel 1981 Pasquale Minieri, insieme a Freak Antoni degli Skiantos, fonda Beppe Starnazza e i Vortici, un gruppo che si segnala negli ambiti del rock demenziale (con rivisitazioni ironiche di brani firmati da Natalino Otto, Fred Buscaglione e Pippo Starnazza). Minieri diventa poi tecnico di studio, esperto nelle nuove tecniche di registrazione e missaggio (ed in questa veste lavora per Gianfranco Manfredi, Teresa de Sio, Avion Travel e Claudio Baglioni). Carlo Siliotto, finita l'esperienza del CdL, diventa arrangiatore per De Gregori, Avitabile, Gragnaniello e Venditti (che segue anche in tournèe). Nel 1979 registra il suo primo album da solista ("Ondina") coprodotto da Venditti e Pablo Romero, e dà vita al gruppo "Gramigna", insieme a Fernando Fera, Clara Murtas, Marcello Vento e altri musicisti interessati alla commistione di generi musicali (con loro si esibisce in Germania, Ungheria, Grecia ed anche in Africa). Sempre nei primi anni '80, Siliotto scrive canzoni per Marivana e realizza una nutrita serie di colonne sonore per films (molte delle quali edite anche su disco). Piero Brega (prima di abbandonare il mondo della musica) collabora con Giovanna Marini, mentre Francesco Giannattasio sceglie la professione di etnomusicologo e pubblica una serie di scritti e ricerche su varie culture musicali. Anche Luigi Cinque approfondisce gli studi di etnomusicologia, non trascurando però l'attività di musicista che lo porta a registrare un paio di album a proprio nome ("Note di atemporalità" 1977, "Tarantula" 1980). Maurizio Giammarco, infine, (prima di entrare nel Canzoniere e poi nei Carnascialia e nel New Perigeo), fa parte della prima formazione dei Blue Morning e più avanti lavora nei circuiti jazz incidendo una serie di dischi, tra cui "Hornytology" (1992).
(...) E' difficile, oggi, dar conto delle migliaia di iniziative che dal 1968 in poi sono nate in Italia attorno alla cultura giovanile e all'impegno politico, le mille ramificazioni di una cultura "alternativa" a quella dello show business ufficiale (...) Fatto sta che improvvisamente, a partire dal '68, la cultura giovanile italiana vive un momento di espansione assolutamente straordinario e la musica gioca in tutto questo un ruolo fondamentale. Per certi versi si potrebbe dire che la musica del '68 è più propriamente quella degli anni seguenti, nel senso che in questo anno fatidico vengono gettati i semi di tutto quello che accadrà negli anni settanta (...) In America il Movimento sta per scomparire... mentre in Italia (come in Francia e Germania) siamo appena agli inizi. Il discorso aperto dal Cantacronache e dal Nuovo Canzoniere Italiano trova una sua ragion d'essere proprio nello sviluppo del rock italiano e del folk revival diffuso a livello di massa: ci sono i nuovi cantautori... primo fra tutti Francesco Guccini (...) Con l'inizio degli anni settanta, arriveranno molti altri, e soprattutto, con il grande lavoro svolto dal Folkstudio di Giancarlo Cesaroni, gli autori della nuova scuola romana, con Francesco De Gregori in testa, capace di rinnovare il lessico della canzone. E Lucio Dalla, pronto a scendere dal carro sanremese (...) Dall'altra parte c'è una nuova generazione di musicisti che ha riscoperto la musica popolare e che la interpreta secondo regole e canoni nuovi. C'è chi lo fa in maniera rigorosa, come la Nuova Compagnia di Canto Popolare che, sotto la direzione di De Simone, gioca un ruolo importantissimo nel portare alla luce il ricchissimo patrimonio tradizionale partenopeo, arrivando ad un pubblico di massa. C'è chi, invece, prova a creare nuova musica popolare, magari mettendola in sintonia con il jazz ed il rock, come farà nei primi anni settanta il Canzoniere del Lazio, con risultati a volte straordinari. O ancora formazioni che nascono da realtà sociali ben definite... come i Tarantolati di Tricarico o il Gruppo Operaio di Pomigliano d'Arco. Ma c'è anche... un rock che muove i primi passi lontano dal beat... ((che cerca)) uno spazio d'autonomia dai modelli angloamericani: in questo senso il gruppo più importante è quello degli Stormy Six... attorno a cui (e a molti altri musicisti dell'area milanese) nasceranno esperimenti interessanti... come l'etichetta autogestita L'Orchestra (...) Ed è a Milano che nasceranno gli Area, forse il più importante gruppo degli anni settanta... in prima fila sul fronte dell'avanguardia musicale, ma anche dell'impegno politico... (...) Sono dunque gli anni del successo della PFM, del Banco, degli Area, sono gli anni di un rock italiano che abbatte non solo le barriere geografiche, ma anche soprattutto quelle tra i generi. Il "progressive" made in Italy, in perfetta sintonia con le formazioni più avanzate della scena inglese, diventa sempre più raffinato e complesso, cercando di allargare il proprio campo di intervento. Non a caso, nei primi anni settanta, complice da una parte la canzone d'autore e quella politica, e dall'altra la riscoperta in chiave 'politica' della musica afroamericana, c'è stata una grandissima diffusione del folk e del jazz. Ed è proprio nel solco dell'incontro tra rock, folk e jazz che nascono alcune delle esperienze più importanti del rock italiano, come quella del Canzoniere del Lazio... (...) Nato nelle cantine newyorkesi, cresciuto e coltivato nei sobborghi di Londra, il punk arriva nel '77 come uno schiaffo improvviso a colpire il mondo del rock, per abbattere vecchi miti e riportare la musica nelle strade, per liberare il rock dalle pomposità e dagli eccessi del progressive e ricondurre il suono, l'attitudine, l'anima del rock, alla sua naturale e immediata energia (...) Un analogo sommovimento accade anche in Italia. Bologna, nel 1977, è il centro di un nuovo movimento giovanile, un movimento nato in realtà a Roma nel febbraio dello stesso anno e diffusosi con incredibile velocità (...) C'era il Partito Comunista Italiano che veniva sempre più criticato, da sinistra, perchè non sembrava in grado di interpretare, secondo il Movimento, sogni e bisogni del 'proletariato giovanile', perchè pronto a 'svendere' le conquiste del mondo operaio e cogestire il potere con la Democrazia Cristiana. La maturazione della sinistra istituzionale ed il suo avvicinamento alle stanze del potere, lasciava spazi al disagio giovanile che non si riconosceva più neanche nelle forme di rappresentazione del vecchio Movimento (...) La musica (quella suonata nelle scuole, nei club, nelle mille realtà di movimento, ma anche quella dei cantautori, arrivati a conquistare ormai in maniera definitiva il grande mercato discografico e ad affermarsi come interpreti ed autori originali di una canzone completamente rinnovata) sembrava non riuscire ad interpretare questa nuova realtà, e non entrava in sintonia con il Movimento del '77, con le sue angosce e i suoi giochi, con la sua violenza e la sua immediatezza. In qualche modo il Movimento richiedeva nuova musica, nuovo linguaggio... il linguaggio di un rock che non ebbe timore a definirsi 'demenziale' (...) Il nuovo rock che nasce nelle cantine di Bologna, Roma, Milano, Napoli, Firenze, esprime la necessità di riconquistare innanzi tutto uno spazio espressivo e fisico: il rifiuto della stragrande maggioranza delle bands internazionali in Italia, a causa degli incidenti ai concerti, aveva portato ad una sorta di singolare forma di 'autarchia' che aveva tagliato fuori dalla scena il rock (...) I ragazzi stessi avevano smesso di suonare il rock, anche per merito del grande lavoro svolto in tutte le città dalle scuole popolari di musica, che avevano contribuito in maniera essenziale all'alfabetizzazione jazzistica di un'intera generazione. In campo, insomma, restavano in pochi, dalla PFM (sempre più interessata ai suoi viaggi americani), al Banco (già impegnato in una fase di profondo ripensamento delle sue ipotesi iniziali), fino agli Area, un gruppo che invece era stato in grado, in fondo, di seguire il percorso del movimento giovanile, idealmente e creativamente, per arrivare proprio nel 1977 a produrre alcune delle sue cose migliori. Per molti versi è esemplare, in questo contesto, la storia del Canzoniere del Lazio. Per comprenderlo bisogna ricordare che in quegli anni tutta la realtà giovanile assomigliava alla politica. Si discuteva di tutto, e tutto era sottoposta ad analisi, dai comportamenti sessuali fino al rapporto con il lavoro. La forte ascesa del movimento femminista aveva definitivamente portato il dibattito politico fin dentro l'intima realtà della coppia. Inevitabile che spesso un gruppo rock potesse diventare un microcosmo che rifletteva, sul piano culturale e musicale, quanto in quegli anni accadeva nel mondo giovanile. Il Canzoniere del Lazio, in particolare, subì numerosi cambiamenti d'organico e di linea musicale. Alla fine il gruppo era una specie di laboratorio permanente, dove oltre a 'fare musica', si discuteva il 'progetto' di fare musica. E anche il percorso artistico è ugualmente significativo. Il Canzoniere era partito da basi acustiche, come riproposta ed attualizzazione del repertorio della tradizione popolare, ma ben presto se ne era staccato aprendo le radici folk all'elettrificazione ed al jazz. E fu uno dei rari casi italiani di rapporto fra rock e folk, propiziando un legame che nel rock anglosassone aveva dato frutti straordinari e che invece, a torto, in Italia veniva spesso trascurato. Era comunque un gruppo molto amato, anche perchè rifletteva in modo vitale e creativo tutte le tensioni che allora vivevano nella cultura giovanile. L'ultimo atto, dopo lo scioglimento del gruppo, fu Carnascialia, una formazione aperta, progettata da Pasquale Minieri e Giorgio Vivaldi che, oltre ai componenti del Canzoniere, riunì molti musicisti di zone limitrofe, da Mauro Pagani a Demetrio Stratos, prospettando nuove straordinarie direzioni che purtroppo non ebbero seguito, come molte delle strade che allora sembravano promettenti, tranne essere riviste oggi con nuove prospettive di sviluppo (...) Ma già nel 1977 gruppi comeArea e Canzoniere del Lazio erano eccezioni. Il resto era nebbia, se non addirittura silenzio. Un silenzio che viene rotto a Bologna proprio dai gruppi di 'rock demenziale', dalla volontà di piccole formazioni di mettersi in scena, fare rumore, criticare uno stato di cose diventato curiosamentre insopportabile, e magari riderci su, prendendo in giro la stessa realtà politicizzata, violenta e cupa di una parte del Movimento... (Assante / Castaldo) "Aggreghiamoci
nel nuovo". Le ricerche musicali del Canzoniere del Lazio.
Roma. L'aveva detto Pasquale Minieri, uno dei fondatori di Carnascialia, presentando il progetto "Contagio". Non è un accostamento, si suona insieme sul serio. Insieme agli Almamegretta, quindi, con tutte le incognite del caso. Meno calcolato era il rischio di lasciar fuori 400 persone, compresi molti giornalisti e perfino Teresa de Sio, che di Carnascialia era stata una delle protagoniste, per l'evento speciale di Scena Aperta, martedì all'arena centrale di Massenzio. Ma tale è ormai il richiamo esercitato dai 'figli di Annibale', e tale è stato l'interesse acceso dal ritorno del mitico laboratorio della musica popolare italiana, terreno comune 15 anni fa per il Canzoniera del Lazio e gli Area, la PFM ed altri spiriti liberi, che tremila posti non sono bastati (...) "Cosa ci unisce? - si chiede Raiss/Rino/Reeno - ... 'o core!". E' voluto ogni riferimento a musiche e dischi realmente esistenti. In comune c'è anche un'idea di una autogestione della musica e massima insofferenza agli schemi. Allora basta con i mondi paralleli, è ora di spingerli verso una rotta di collisione (...) C'è un pò di impaccio iniziale, Raiss con i foglietti in mano fa una certo effetto. Parte "Canzone n°1" di Piero Brega (ripresa insieme al suo interprete l'anno scorso da Roberto Gatto per "L'avventura"). Apriva "Carnascialia", disco del 1979 rimasterizzato recentemente. Tempo due arpeggi ed entra il beat lento e appiccicoso del dub ("è la musica più bella che conosciamo - dice Raiss - , non finiremo mai di scoprirla"). Complice qualche microfono che cala o cresce, sembra una trasmissione sperimentale sulle frequenze del tempo, con un effetto di ritardo, un 'delay' alieno e spaesante. O un missaggio tra due dischi, che scalciano sotto le mani del dj (...) Il 'contagio' si propaga nel mixer che rimodella dal vivo il suono degli Almamegretta. E' un altare che domina la scena, ormai, con due monitor puntati sulle orecchie di D.Rad. Il campionatore rigurgita ancora una volta la voce di Marcello Colasurdo di "E Zezi" per la splendida "Ammore nemico". Dietro l'angolo c'è "Canti a mete". "Sanacore" anticipa uno dei momenti più riusciti della serata, la rilettura congiunta di "Glorias". Parte "Ruanda", canzone di pace e di amore per l'Africa. Didjeridoo, tablas, valanga di riverberi e suoni in sospensione, un brano che diventa più bello ad ogni passaggio. Poi "Chili", "Spinaceto", "Pe' dint'e viche...", "Spezzo la mia chitarra", "Scioscie viento" ("il vento soffia - è ancora Raiss dal palco -, prima o poi l'aria cambierà"), "Tuscolana", "Sanghe e anima" con dentro "Gamela" non è un botta e risposta secco, ma un dialogo fitto, un suono meticcio, esaltante come tutte le cose difficili. E pensare che se il progetto Carnascialia fosse arrivato fin qui manipolando il destino, accanto a Raiss ci sarebbe stato Demetrio Stratos...
Il titolo con cui è stato ribattezzato questo confronto / performance serve da spiegazione dell'intero tragitto che interessa il presente ed il passato prossimo della musica italiana. 'Contagio' sta a significare la trasmissione di un virus, una forma di comunicazione estrema, che trattandosi di musica va appunto a sottolineare la capacità infettiva dei suoni, con ipotesi epidemiche. L'incontro tra due gruppi che con successo ed intensità differenti hanno comunque cavalcato l'onda di una musica meticcia, trasversale in Italia, premia soprattutto lo spirito di quelle indagini, condotte a quindici-venti anni di distanza l'una dall'altra. Frequenti e stimolanti i punti in comune, un'avventura a base di corsi e ricorsi, con trampolino di lancio nel nostro centro-sud, e relative influenze dalla tradizione di ieri e di oggi : da una parte la famiglia più 'anziana', i Carnascialia, ricostituitasi per l'occasione ; dall'altra il gruppo più interessante della 'nouvelle vague' italiana, gli Almamegretta, punta di diamante di una creatività emersa negli anni novanta ed ora premiata anche dal grande pubblico. Ancorchè breve, l'esperienza dei Carnascialia (cresciuti sulle ceneri del Canzoniere del Lazio, intercettate dalle schegge degli Area) ha lasciato in eredità una impronta indelebile : un laboratorio di 'folk totale' capace di esplorare e di evolversi in maniera brillantissima, grazie alla cifra stilistica ed intellettuale dei suoi animatori. I napoletani Almamegretta individuano con spessore e credibilità il volto più convincente di una moderna 'world-music' all'italiana, tra accenti propriamente etnici, popolari, ed incursioni nell'elettronica-dub : con il risultato di un intrigante hip-hop mediterraneo, applaudito in vari dischi, fino al recente "Sanacore". Le due band saliranno insieme sul palco, per raccontare collettivamente gli intrecci e le sintonie, alla ricerca di un luogo fisico, ma anche di uno stato mentale, in grado di riassumere le sorti e le proiezioni di un idioma. Un piccolo grande evento isolato, bagliori di una tendenza che molti si augurano 'cantagiosa'. CARNASCIALIA ALMAMEGRETTA
"Arbeit macht
frei" Area (Cramps)
Mai pensare all'Occidente come un monolite roccioso e impermeabile agli influssi esterni. Certe lingue della musica che noi parliamo abitualmente sono nate da ibridazioni singolari. Il blues, il jazz e per estensione il rock, sono proprio il frutto, che lo si accetti o meno, di infiltrazioni e retaggi incrociati che portano la firma della Madre Africa. Un debito che solo negli ultimi tempi è stato pienamente riconosciuto. Anche se poi è vero che l'Occidente stesso, ammesso che sia possibile definirlo entro confini certi, tende, culturalmente, a erigersi come grande blocco di civiltà, a raccontarsi come tale, schiacciando e triturando debiti e derivazioni varie. Quando Herman Hesse raccontava del suo Siddharta o Salgari evocava improbabili ed esagerate tigri di Mompracen, si aveva la sensazione di un incontro - confronto aperto, due mondi che si scrutavano e che cercavano forme di dialogo, fosse la provocatoria messa in discussione dei valori materialisti e razonali dell'Occidente industriale, fosse il divertimento esotico dell'immaginario della dormiente provincia italica. -- Anche quando i Beatles introdussero per primi un suono indiano (il sitar che doppiava la melodia di Norwegian Wood, scritta quasi interamente e cantata da Lennon) nella musica pop, sembrava l'apertura di una finestra, la possibilità di trovare un varco, una porta spazio-temporale che ci permettesse di andare a vedere l'Oriente come "altro da noi". La porta, come sappiamo, si allargò a dismisura. Lennon introdusse milioni di giovani al Libro Tibetano dei Morti, Harrison dilagò su sentieri tutti indiani, ma insieme a loro gran parte della musica pop subì la fascinazione orientale. Fascinazione, appunto, che implica distanza, lontananza, filtri e reinvenzioni. Schemi adattabilissimi alla realtà della cultura pop. Ma le cose stanno davvero così? -- Proviamo a scendere dalla carrozza del mainstream occidentale. Proviamo a seguire le orme folkloriche della musica che nasceva e si sviluppava liberamente nelle strade del mondo (le stesse che hanno permesso che nascessero nuove forme di espressione musicale come il blues e il samba) e fermiamoci nei pressi del Mediterraneo. Scopriremo che le forme della musica non seguivano volentieri i confini nazionali. Tra il flamenco andaluso e le musiche nordafricane la vicinanza è stretta. Tra di loro parlano senza bisogno di speciali traduzioni, forse hanno addirittura un ceppo comune. E in Sicilia? Andiamo a riascoltare la musica tradizionale del luogo, come anche quella della Campania o della Puglia, e scopriremo che le differenze con le musiche che si suonano in Turchia, in Tunisia e in altri paesi arabi, non sono poi così enormi, anzi. -- Saremmo pronti a giurare che una 'tammurriata' sia così distante da un punto di vista stilistico ed espressivo dalle modalità musicali mediorentali? Per le stesse ragioni che portarono i jazzisti oltranzisti degli anni Sessanta (non a caso spesso autoribattezzati con nomi musulmani) a suonare con i pifferai africani e a trovarvi incredibili affinità. Coltrane, Archie Shepp, Sun Ra e tanti altri, avevano ben presente il concetto base dell'improvvisazione, e quanto fosse più tipico delle culture orientali e africane piuttosto che di quelle occidentali. -- Stesso percorso compiuto nel corso degli anni anche da musicisti rock. Cominciò Brian Jones il quale, mentre i Beatles se ne andavano in India a cercare parole e note di pace, scoprì e produsse i maestri marocchini Joujouka. Come anni dopo hanno ripetuto Robert Plant e Jimmy Page, che ai suoni arabi hanno sempre guardato con attenzione. E poi Peter Gabriel, Brian Eno e David Byrne, Eddie Vedder. Perfino in Italia c'è chi, come Battito, ha sempre cercato di scavare nel nodo che lega le culture del bacino mediterraneo, anche lui scoprendo che possibilità ce ne sono a dismisura, e con la massima naturalezza. Al punto da celebrare Federico II, il re che culturalmente riuscì già molti secoli fa a far convivere nel suo regno gli elementi portanti delle due civiltà. -- E' una storia complessa, è indubbio, ma è altrettanto vero che prima ancora di esperimenti misti, di gruppi formati da arabi ed europei, questa possibilità è scritta nel codice delle musiche del nostro mondo. E riaffiora nei modi più diversi. Come nella Londra capitale dell'impero, da anni travolta dalle ricorrenti tendenze anglo-indiane, capaci non solo di incuriosire, ma di far ballare legioni di ragazzi nelle discoteche alla moda, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Basta scavare, approfondire, recuperare radici, non fermarsi all'apparenza degli standard pop che, apparentemente, disegnano confini netti e invalicabili tra le civiltà che popolano il pianeta. -- Già molti anni fa venne naturale a musicisti come Mauro Pagani, Canzoniere del Lazio, Fabrizio De Andrè, elaborare musiche che di questi confini non tenessero conto. E la musica veniva fuori copiosamente, con un senso di libertà che le prigioni del pop non conoscono... CANZONIERE DEL LAZIO Cronologia parziale
concerti / LP
1975 6 gen Napoli (Galleria). "Cantata dei Pastori". Con NCCP, Napoli Centrale... ---- °°° ---- 1976 3/6 set Sardegna
: Pirri, Guspini, Iglesias, Capoterra. 1977 24/25 gen Foggia.
San Severo (Teatri Comunali) 1978 17 feb Fiorano
MO (Cinema Astoria)
***Archivio
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